Sono al Convento Santa Maria del Giglio, poco distante dal lago di Bolsena (Viterbo). Chiariamo subito, questo non è un B&B e neanche un luogo sacro, almeno non dopo che i frati l’hanno lasciato, perché troppo piccolo per il loro ordine.
Dopo l'esproprio del 1870, la proprietà è stata riacquistata dallo stato ed è tornata alla Provincia Romana dei Frati Minori. Dal 1997 viene gestita dall’Associazione culturale “Punti di vista”, che è un nome e anche un programma.
Sabrina e Federica Aguiari, Presidente e Vicepresidente di questa Associazione, lavorano con pochi altri soci in prima linea, non solo per cercare di far quadrare i conti, ma anche per coordinare eventi che rispettino lo spirito del luogo.
Scambi culturali, seminari, presentazioni di libri, gemellaggi con altre realtà virtuose (come FOQUS ai Quartieri Spagnoli a Napoli), iniziative di solidarietà e attività con studenti stranieri sono le benvenute in questo spazio, che a margine accoglie stranieri e pellegrini, sopratutto ad agosto in cui c’è un maggior via vai.
Leggere sull’agenda lasciata nel corridoio del Convento le impressioni di chi è arrivato prima di me, mi ha incuriosita e commossa.
Che sia per scelta o per un caso, chi è passato da qui ha lasciato su carta storie personali, pensieri vivaci, sinceri e tanta bella energia.
Visto che mi sono dimenticata di scrivere il mio, rimedio subito qui, sperando che possa raggiungere altrettante persone.

Che questo non sia un B&B è chiaro, non sceglierlo perché la tariffa è irrisoria, ne resteresti deluso (32 euro a notte per persona. Il prezzo comprende la quota associativa e le tasse di soggiorno).
“Pace e bene” che trovi inciso sul legno all’ingresso, prima di muoverti nel chiostro affrescato, riassume appieno quello che ti aspetta.

Le camere, che si trovano ai piani superiori (servite da scale), accolgono 25 persone, se non ricordo male. Sono pulite, essenziali quanto basta e hanno quel minimalismo di cui ho bisogno per fare posto a tutto il resto.
Gli asciugamani sono a disposizione su una mensola di fronte ai due bagni condivisi, ma quando viaggio da un po’ di tempo ho sempre i miei in valigia.
Ogni stanza è diversa dall’altra e arredata, come possibile, dai soci.
Nella mia c’è un lavabo, uno scrittoio e due confessionali ai lati del letto. Nell’armadio un sacchetto di lavanda e una coperta di lana per i periodi più freddi, anche se in inverno solitamente il Convento è chiuso perché mancano i riscaldamenti.

Decido di dormire con la finestra spalancata e mi rinfresco con un temporale inatteso. Entra qualche zanzara, ma tanto quelle non mi pungono mai.
Voglio svegliarmi con l’alba e i suoni di questa campagna. Di fatti con sorpresa a farlo sono pecore e capre che hanno saltato i muretti degli uliveti vicini per brucare tra l’erba brulla.
Sono le cinque e mezzo forse.
Scendo subito a salutarle. Le guardo e sorrido da sola, mi fanno simpatia perché mi fissano e poi improvvisamente saltellano qua e la lasciando cacchette ovunque.

Nel giardino ci sono ampi spazi, una cucina, delle sdraio, qualche gioco per i bambini. Sicuramente si potrebbe fare molto di più, ma moltissimo viene già fatto se consideri che con finanze già molto esigue - appesantite dal Covid, che non ha fatto sconti a nessuno - si affrontano le spese dell’IMU e quelle vive.
Federica, che si occupa anche della contabilità, segue il Convento da quando aveva 16 anni, e come tutti è una volontaria, quindi il resto della settimana, quando non è in ferie, lo trascorrere a Roma al lavoro.
La trovo il giorno prima ad accogliermi, quello seguente a pulire le camere. Davvero ammirevole sopratutto perché tanti anni non hanno smorzato lo spirito di comunità a cui è così legata.
Sabrina, la presidente, è una fucina di idee. Ama gli animali (suo il cartello “nido di corvi” affisso davanti al forno pizze chiuso da tempo) e i progetti sostenibili. L’avevo capito ancor prima di incontrarla, grazie al banchetto che ha allestito all’ingresso con la fervida e alcuni saponi fatti in casa, che puoi acquistare.
La mattina è cominciata presto, decido di trascorrere la prossima ora in biblioteca.
Sono da sola.
Ci sono tantissimi libri, ne sfoglio uno che racconta la via Francigena, mentre scribacchio al computer. Le librerie color salvia, che seguono con slancio le pareti arcuate, sembrano disegnate apposta per il Convento, eppure sono state recuperare dal negozio chiuso di un’amica in Emilia Romagna.

In un mondo che ti chiede di prendere la rincorsa in tutto quello che fai, in cui si vende e si compra tutto, scoprire questa realtà per me ha fatto la differenza.
Cosa posso augurare a un progetto, a un luogo e a delle persone speciali come queste? Di trovare volontari interessati a ristrutturare alcune aree del Convento o capaci di mettere online il sito che è stato hackerato (quello attuale sembra uscito dagli anni 80, lo sanno bene), in cambio di ospitalità. E perché no, sicuramente di trovare più fondi, perché potrebbero dare una marcia in più a tutta la gestione.
In tanti anni si è sperimentato di tutto, ma c’è bisogno di continuità.
Al centro di Bolsena, distante cinque minuti di auto dal Convento e facilmente raggiungibile a piedi, la vita continua a scorrere lenta. Il corso molto è animato solo in alcune ore della giornata e immagino nei periodi di maggior afflusso.
Puoi fare una passeggiata e sederti sulle panchine del lungolago, ma se hai in mente un posto in particolare per un break, controlla gli orari e prenota subito, perché qui c’è poca flessibilità (ecco le mie soste preferite: pasticceria Maritè per colazione, Retrogusto per un tagliere con prodotti locali e la merceria Spizzichino per trovare tutto quello che non c'è da altre parti).

É il momento di lasciare il Convento, ma sì, tornerò, certo che tornerò!
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