Venire da Ruri Kaiseki è un po’ come andare a teatro: si arriva puntuali (il menù viene servito contemporaneamente per tutti i commensali), ci si siede, si ascolta e si degusta, in silenzio, come si usa in Giappone.
Diverso da qualsiasi sushi bar o locale fusion, Ruri Kaiseki offre un’esperienza giapponese autentica, soprattutto perché sei dall'altra parte del mappamondo, a Napoli.
Originario di Tokyo, il Maestro Hiroshi Yanagi è custode della tradizione Kaiseki, la più alta forma di ospitalità gastronomica giapponese, che celebra la stagionalità, la semplicità e l’equilibrio.
Non venire qui se cerchi una cena conviviale, bisogna onorare questo rito in silenzio.
Metti da parte le convenzioni occidentali, non perché qualcuno te lo impone, ma per rispetto verso il Maestro e la storia che ti “racconterà”. Non te ne pentirai.
Temaki e yakimono sono commoventi, come i nigiri che ti consiglio di accogliere tra le tue mani (hai una salvietta umida sempre a tua disposizione) direttamente da quelle del Maestro.
Ecco tutto quello che devi sapere.
Che bisogna stare in silenzio te l’ho già detto senza troppi giri di parole, un’altra cosa indispensabile è la prenotazione, visto che sono disponibili solo 12 posti al bancone (i no show qui non sono apprezzati, pena un addebito su carta).
Quando prenoti puoi scegliere tra due menu degustazione (a partire da 160 euro a persona, escluse le bevande) e aggiungere qualche extra prima della conferma, come caviale, otoro, fiori e torta.
Raggiungere Ruri Kaiseki è facile. Lo trovi poco distante da Piazza dei Martiri a Napoli.
Percorri a piedi - se non arrivi in taxi - Santa Maria Cappella Vecchia. Al termine del vicolo, in un luogo impensabile per un posto così esclusivo, trovi Ruri proprio alla tua sinistra, prima del Gran Garage.
Varcata la soglia sei in un’altra dimensione
* progetta da Takeda Katsuya Design.
Il cuore della scena è il bancone centrale, scolpito da un unico tronco di quercia di 400 anni e condiviso con altri commensali, mentre piccoli punti luce rendono intimo il momento che sta per cominciare.
Ogni dettaglio richiama la bellezza dell’imperfezione e del tempo, come il kintsugi che decora il pavimento o le venature antiche della quercia che diventano persino bicchieri, soffiati a bocca da un maestro vetraio.
Giovanni D’Alessandro (che nella vita fa anche altro) ha realizzato questo sogno dopo tanti anni di ricerche e contatti con il Giappone. É davvero in gamba e non delega nessuno.
É lui ad accoglierti e a introdurti alla serata, anche se preferisce il silenzio ai racconti didascalici. Non posso che essere d’accordo.
Ma veniamo ai piatti. Tutti sono realizzati a mano e incorniciano in modo impeccabile tutto ciò che gusterai.
Inizia così una danza di portate. Ognuna è pensata come un dono, un rituale condiviso dal Maestro e dall’elegantissima moglie Miko-san.
Si segue la via del kaiseki (periodo Edo 1603 - 1868) con una sequenza di sapori offerti con estrema cura, rispettando la stagionalità, è riduttivo sottolineare che la presentazione è impeccabile.
Il Maestro Hiroshi-san sceglie lo stesso fornitore di riso giapponese da oltre quarant’anni. Questo forse può raccontare in parte la sua dedizione. Sono rimasta esterrefatta nel sapere che miscela risi di diverse annate per creare uno shari (riso da sushi) dal sapore unico, equilibrato e personale, proprio come farebbe un abile maître de cave con lo champagne.
Il riso è servito alla temperatura corporea, sempre secondo la tradizione del periodo Edo, e aromatizzato con l’akazu, il pregiato aceto di riso rosso giapponese. Un ingrediente nobile che conferisce al riso profondità di gusto e una delicata sfumatura brunita, base perfetta per ogni nigiri.
Che dire poi del wasabi?
Dimentica il sapore pungente di quello verde smeraldo, solitamente appallottolato come plastilina accanto alla soia. Adesso sai com’è il wasabi autentico, fresco, grattugiato al momento con una mandolina in pelle di squalo, proprio davanti a te.
Una musica delicata è in sottofondo, mentre i coltelli giapponesi accompagnano le movenze eleganti e consapevoli del Maestro, che è pronto a sorprenderti ancora.
Anche l'intaglio di un semplice calamaro diventa un’opera d’arte, buona da vedere e da gustare, con una texture che cattura tutti gli umori e amplifica ogni sapore.
Da Ruri il pesce arriva fresco ogni settimana dal Giapponese, eccetto la triglia di scoglio, uno dei nigiri più amati da Hiroshi-san, preparato con gli ingredienti freschi della città che l'ha accolto, Napoli.
“Non mangerò più sushi!” è quello che ho pensato più volte prima di terminare questa esperienza. E devo dire che prima ero già esigente.
A prescindere dal costo, non proprio alla portata di tutti, capisci che quello che ci propinano, non solo negli all you can eat, è un surrogato. Spingono sapori e consistenze per mascherare una qualità spesso neanche sufficiente e approfittano di una moda prestata dall’Oriente per fare business ma che perde poi il senso di ogni cosa. Inutile negarlo.
Se hai letto fino a qui e ti è venuta voglia, puoi prenotare la tua esperienza e raccontarmi com'è andata. Per una serata più conviviale e un’offerta meno impegnativa ho quello che fa per te, ti consiglio - proprio di fronte e sempre dello stesso proprietario - l’osteria Ruri Izakaya.