Pensa a un napoletano che si sposta con frequenza da Posillipo ai Baretti a Chiaia, da Marechiaro al Vomero e poi prosegue per la Costiera e il Cilento, ma la Sanità, no, non la conosce affatto.
Prima che esplodesse il fenomeno della pizza Concettina - de Cham, e che il velo si sollevasse su Ipogei, Musei, nutrendo un nuovo fermento artistico-culturale, la Sanità ha sempre vissuto ai margini, nonostante la storia racconti il contrario.
Gli ingressi nobili dei palazzi, che si alternano a bassi (piccole abitazioni di uno o due vani posta al piano terra) e abitazioni popolari, sono lì a ricordarcelo.
Il confine tra spazio domestico e pubblico è molto labile. Le case si intrecciano, si accavallano, si rincorrono e sovrappongono, occupando marciapiedi e tutto lo spazio che possono, dando vita a un vero e proprio presepe urbano.
La convivenza è un caos che grida agli antipodi: miseria e nobiltà. E se è vero che non tutto è bianco o nero, lo è anche il fatto che la ricchezza di un tempo ha ceduto il passo alla povertà e la Sanità ha fatto parlare di se molto spesso per la microcriminalità giovanile e la criminalità organizzata.
Ferite così profonde non si rimarginano dall'oggi al domani, ma il turismo, che richiama a Napoli come una sirena tanti avventori, sta arricchendo, bonificando e animando interi vicoli e quartieri, anche quelli che fino a qualche tempo fa erano poco frequentati.
In molti commentano che anche questo è un business redditizio, in cui riciclare soldi, e in cui la quantità non sempre esprime la qualità, ma è anche vero che sta portando lavoro e opportunità a molti ragazzi e famiglie per bene che prima qui al sud non avevano molte alternative.
Ci vuole un po' di immaginazione, ma un tempo la Sanità era immersa nella natura, fuori dal caos del centro antico.
Fu proprio l’aria salubre di questa valle - la "sanità" dell'aria - a dare il nome al quartiere, conosciuto anche come Borgo dei Vergini.
E visto che qui tutto ha un perché, non posso non raccontarti l'antica leggenda greca narrata da Plutarco: il tragico destino di Eonosto, un giovane bellissimo, ucciso ingiustamente per un amore rifiutato, che ispirò un gruppo di uomini - "eostidi" o "vergini" - a fare voto di castità per onorarlo,.
Nel Settecento tutti volevano venire qui.
La Sanità era una meta ambita dalla nobiltà che desiderava vivere in campagna.
Palazzo Sanfelice (1728), con i suoi "mascheroni" barocchi sopra le finestre, messi lì a scacciare il malocchio e ostentare il potere della famiglia, e Palazzo dello Spagnolo (1738), con archi rampanti che ricordano l'apertura alare di un rapace e che un tempo "nascondevano" un bellissimo giardino, oggi sono il set per shooting, film e la visita di tanti curiosi, ma un tempo, sì un tempo, che magia!
Ci sono documenti che testimoniano che spesso e volentieri re Carlo di Borbone si fermava nel cortile del Palazzo dello Spagnolo per cambiare i cavalli con i buoi, animali lenti ma più resistenti. All'epoca infatti la Sanità era l'unica strada sterrata che conduceva alla collina di Capodimonte, dove il re aveva realizzato la Reggia per andare a caccia e ospitare i quadri e tutta la collezione che aveva ereditato dalla madre Elisabetta.
L'arrivo dei francesi, nell'Ottocento, segnò un punto di svolta, cambiando inesorabilmente le sorti dell'intero quartiere: Gioacchino Murat ordinò la costruzione di un ponte per collegare direttamente il centro alla Reggia di Capodimonte e tagliò fuori la valle, portando alla progressiva marginalizzazione della Sanità, che si trasformò da zona nobile a popolare, fino alla rinascita dei nostri giorni.
Padre Antonio Loffredo, arrivato qui negli anni 2000, ha fatto molto per i giovani.
Non deve stupirti sapere che fino a qualche tempo fa nella sacrestia della Basilica c’era un ring per la boxe, tenuto dalla Polizia per i ragazzi.
Nel tempo sono nate iniziative e realtà culturali, come la Cooperativa della Paranza, che coinvolge i giovani in prima persona nelle visite culturali o nella gestione di alcuni luoghi simbolo come il Cimitero delle Fontanelle, di cui ti parlerò a breve.
Capirai bene che la Basilica di Santa Maria della Sanità - principale esempio del barocco napoletano - non è solo il cuore religioso del quartiere, ma è molto di più.
Conosciuta come la Chiesa del "Monacone" per la devozione a San Vincenzo Ferrer, all’interno troverai opere importanti di Luca Giordano, il pittore, noto come "Luca Fapresto" per la sua rapidità d'esecuzione (firma che a volte inseriva come "Giordanus F.").
Dalla Basilica, se continui a percorrere il corso principale, arriverai a una cava di tufo: 3.000 mq utilizzati come ossario per le vittime di pesti, colera e per i poveri che non potevano permettersi una sepoltura.
Il Cimitero delle Fontanelle (per anni è stato chiuso, ha riaperto, finalmente, nel 2026) ci ricorda che a Napoli sacro e profano convivono e che il culto delle anime pezzentelle (dei morti) è così radicato non solo nella cultura ma anche nel linguaggio napoletano.
Una delle maledizioni più antiche e ancora oggi molto utilizzate, "Puozze sculà" ("che tu possa colare"), richiama il rito funebre della scolatura dei cadaveri per purificarli.
Prima che il Cardinale di Napoli, Corrado Ursi, vietasse ufficialmente (1969) il culto delle anime pezzentelle per arginare pratiche ritenute feticiste e troppo vicine alla superstizione, le donne del quartiere adottavano affettuosamente le "Capuzzelle", teschi anonimi ritenuti anime del Purgatorio, che pulivano e pregavano in cambio di una grazia.
Se la grazia veniva ricevuta la capuzzella veniva spostata in una scarabattola (una teca). "Il Capitano" e "Donna Concetta" sono tra i più noti.
La Sanità ha tanti motivi per essere ricordata.
Se ne vuoi altro ti parlerò di Totò (Antonio Vincenzo Stefano Clemente), principe della risata e simbolo dello spettacolo comico in Italia.
Totò ha vissuto mille vite, è stato attore, un comico, commediografo, poeta, paroliere, sceneggiatore e filantropo italiano.
Nacque in via Santa Maria Antesaecula 107, per poi trasferirsi poco distante al civico 109, ma entrambe sono sempre state chiuse al pubblico. All’interno di uno dei due palazzi forse troverai la presenza di un ambulante che ti proporrà dei souvenir. La cosa mi rattrista perché l’arte, la fama e la genialità di quest’uomo, andrebbe celebrata più con un Museo che con iniziative sporadiche o marginali.
Ora capisci perché venire alla Sanità è molto più di un tour guidato o di una visita veloce?
Se desideri trascorrere una giornata alla Sanità qui ti racconto alcuni dei luoghi speciali che visto spesso.