ostrichina blog

Visita alla Wiener Staatsoper: storia e aneddoti dell’Opera di Vienna

Scritto da ostrichina | 14/08/26, 04:30

Sono al Wiener Staatsoper, seduta nell’auditorium, e guardo Johannes, la nostra guida, aspettare che l’orchestra termini le prove per iniziare il nostro tour in italiano.  

“Ma è meglio quello di Catanzaro”, “non è nulla di che”, sento commentare in modo saccente dietro di me.

Eppure siamo in uno dei teatri lirici più importanti al mondo.

 

Stavo cadendo anch'io nella trappola della celebrazione patriottica, ma mi sono trattenuta.

Non c’è dubbio che l'auditorium del Teatro dell’Opera di Vienna sia lontano dallo sfarzo della Scala di Milano o del Teatro San Carlo di Napoli, ma che senso ha paragonare qualcosa che ha una storia del tutto differente?

Johannes tira fuori dal suo borsello beige alcune foto per rappresentare meglio ciò che ci sta raccontando.

Qualcuno dietro di me continua: “È uno scherzo? Ci sta prendendo in giro?”, per poi ridere alle sue battute e applaudire al termine del tour. Forse si aspettavano una proiezione 3D o un QR code da inquadrare. Eppure funziona, l’attenzione è desta, non dobbiamo giocare d’immaginazione o cercare sul web, in molti imparano divertendosi.

Non amo le visite di gruppo e mi aspettavo un tour più capillare (questo dura 40 minuti, costa 18 euro a persona ed è disponibile in più lingue), ma è una buona occasione per visitare il Teatro che in questo periodo dell’anno - agosto - è in pausa con il suo cartellone ufficiale. 

Rispetto all’atrio principale, alla scalinata e alle sale superiori, che vantano ben 157 anni di storia, la parte dell'auditorium, in cui ci troviamo, è stata completamente bombardata durante la Seconda guerra mondiale e poi ricostruita cercando di rispettare i disegni dell’epoca.

E visto che neanche gli austriaci si risparmiarono all’epoca della prima costruzione, nel 1868, il progetto di questo maestoso teatro venne stroncato dalla critica, dai cittadini viennesi e persino dall’imperatore Francesco Giuseppe I, che lo paragonò deluso a una stazione ferroviaria.

Non avrei voluto essere nei panni del povero architetto Eduard van der Nüll per nulla al mondo.

A causa dell’evidente pressione, cadde in una profonda depressione e si suicidò. Fu seguito, appena sei settimane dopo, dal suo socio e co-architetto August Sicard von Sicardsburg. 

Morì ufficialmente di tubercolosi, ma in molti associarono la sua dipartita al dolore per la perdita del caro amico.

L’accaduto colpì così tanto l’Imperatore che, fino all’ultimo giorno del suo regno, il 21 novembre 1916, si dice abbia commentato ogni evento ufficiale con l’iconica e cauta frase: "Es war sehr schön, es hat mich sehr gefreut" (“È stato molto bello, mi ha fatto molto piacere”). Anche gli Imperatori hanno un cuore.

Da dove sono seduta non riesco ad apprezzare appieno l’imponenza dell'auditorium, alto ben 57 metri (Tom Cruise ha girato qui una memorabile scena d'azione per Mission Impossible), interamente costruito in legno come se fosse la cassa di risonanza di uno strumento musicale. Johannes, per darne prova, batte con decisione il piede sul pavimento producendo un suono secco.

L’acustica è perfetta!

Le lampade a gas di un tempo e la presenza di materiale altamente infiammabile hanno da sempre messo a rischio i teatri della città. L’8 dicembre 1881, il devastante incendio del Ringtheater e la morte di oltre 300 persone portarono all'introduzione dei Vigili del fuoco in pianta stabile nei teatri di Vienna e all'obbligo di un presidio antincendio fisso (Brandwache), attivo ancora oggi anche qui.

Ringtheater_Ruine_1881 By Mathias Weingartshofer - Blickfänge einer Reise nach Wien - Fotografien 1860-1910; Ausstellungskatalog des Wien Museums, 2000/2006, Public Domain, https-//commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=1371380

Sullo sfondo dell’arazzo del Flauto Magico, continuo a seguire i movimenti del Direttore d’orchestra che prosegue le prove nonostante la nostra presenza. Quelli che si stanno esibendo sono artisti di altre compagnie teatrali a cui la Wiener Staatsoper noleggia gli spazi durante alcuni mesi.

I prezzi degli biglietti variano a seconda del posto scelto e possono arrivare fino a quasi 300 euro.

Per chi invece desidera un'esperienza a prezzi popolari, esiste l'opportunità di acquistare i biglietti per i posti in piedi (Stehplatz), messi in vendita a pochi euro il giorno dello spettacolo.

L'idea è nobile e democratica, ma prova a immaginare cosa significa restare immobili per tre o quattro ore, magari durante un melodramma di Wagner. Ci vuole un amore devoto e una resistenza fisica non da poco per scambiare il comfort di una seduta con l'estasi dell'acustica perfetta a due passi dal palco.

Far quadrare i conti non deve essere facile, nemmeno in una città in cui si respira arte, bellezza e benessere come Vienna.

Ogni anno l’Opera registra un disavanzo di gestione che cerca di recuperare con numerose attività. La più iconica è senza dubbio il tradizionale e prestigioso Wiener Opernball, il Ballo dell’Opera di Vienna (il primo con questo nome risale al 26 gennaio del 1935, mentre le serate danzanti preliminari all'interno del Teatro dell'Opera dall'11 dicembre 1877). Un grande evento di gala e a sostengono di iniziative culturali e umanitarie a cui partecipano celebrità da tutto il mondo. L’ingresso base parte da circa 445 euro, ma può raggiungere i 19mila o 27mila euro per i palchi d'onore da cui godere dello spettacolo migliore.

Per una sola notte, la Wiener Staatsoper si trasforma nella sala da ballo più glamour, con le giovani debuttanti (dai 18 ai 26 anni) che aprono le danze dalla prima fanfara fino all'ultimo valzer.

L’allestimento è cronometrato al secondo. Johannes ci racconta in quante ore precise vengano smontate le poltrone della platea per portarla allo stesso livello del palcoscenico, ma la cifra esatta mi sfugge.

Non stento a credere che l’organizzazione richieda sinergie colossali, il solo costo dell'allestimento si aggira intorno al milione e mezzo di euro. Incredibile!

Tra i visitatori, una ragazza chiede quale sia il canale ufficiale dell'Opera di Stato per partecipare alle prove generali (Dress Rehearsal). Johannes parla di quella serata come un momento memorabile, soprattutto per l’emozione provata sulle note dell’inno austriaco che unisce tutti i presenti.

Non resta che incrociare le dita per lei e tentare la fortuna con la lotteria online, un sorteggio che permette di regolare l'immensa richiesta prima dell'acquisto dei biglietti (indicativamente tra i 50 e i 120 euro a seconda del posto).

Se oggi andare all’Opera richiede un certo dress code, la puntualità e un religioso silenzio, mi stupisce pensare a come l’atmosfera fosse ben diversa un tempo.

Durante gli spettacoli le luci in sala rimanevano accese, si poteva parlare, passeggiare e persino mangiare. Queste occasioni erano vissute principalmente come eventi mondani; la stessa conformazione dei palchi serviva a incoraggiare la conversazione e a farsi notare dal palco reale dell’Imperatore.

Fu Gustav Mahler, ispirandosi alle intuizioni di Richard Wagner, a imporre una rigida disciplina artistica: spense le luci in sala, bloccò l’ingresso per i ritardatari e introdusse per la prima volta l’intervallo.

La nostra passeggiata con Johannes prosegue proprio nella Sala da Tè dell’Imperatore, elegante e perfettamente conservata fin nella tappezzeria di seta che riporta le sue cifre stilizzate (oggi è persino possibile noleggiarla per circa 800 euro per la durata dell'intervallo o per eventi privati).

Terminiamo il tour poco dopo nel salone Schwind Foyer, dove si allineano i busti dei celebri compositori e storici direttori d'orchestra come Mozart, Rossini e Haydn.

Nonostante alla Wiener Staatsoper le opere di Giuseppe Verdi siano regolarmente in cartellone, il suo busto è il grande assente.

Oltre confine costò caro quel celebre acronimo “Viva V.E.R.D.I.”: un omaggio al compositore, certo, ma soprattutto uno slogan politico patriottico che significava “Viva Vittorio Emanuele Re D'Italia”.

 

 

Wiener Staatsoper 

https://www.wiener-staatsoper.at/

https://maps.app.goo.gl/JExtqVY8sRxpoQga8