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Ti offro un caffè a Napoli

Scritto da ostrichina | Jun 20, 2026 6:00:00 AM

“Lo vuoi un caffè?” “Posso offrirti un caffè?” “Lascio un caffè sospeso” “Pausa caffè?”

Il caffè a Napoli è un rito, un simbolo di accoglienza e convivialità. Ogni giorno un napoletano consuma in media almeno quattro caffè: si comincia a casa con la moka, poi si prosegue al bar o in ufficio. Più persone incontri durante la giornata, più la probabilità di trovarti al bancone di un bar sarà alta.

Ristretto, lungo, macchiato, corretto: prima di bere il caffè ti verrà sempre offerto un bicchiere di acqua naturale o frizzante. Le tazzine solitamente sono bollenti, infatti si dice che il caffè a Napoli si distingua per le tre C: “comm cazz coce” (come cavolo è bollente).

Che tu debba pagare prima o dopo aver consumato è un mistero: in alcuni bar prima consumi e poi paghi, in altri il contrario. Una cosa però è certa: è sempre apprezzata la mancia, anche solo 10 o 20 centesimi.

 

Il caffè sospeso: un regalo al mondo

Proprio questa fluidità al bancone si lega a una delle tradizioni più belle della città. “Quando un napoletano è felice per qualche ragione, invece di pagare un solo caffè, quello che berrebbe lui, ne paga due... È come offrire un caffè al resto del mondo” scriveva Luciano De Crescenzo.

Il caffè sospeso è pura poesia dell'accoglienza: entri, paghi un espresso per chi non se lo può permettere e lasci che la città faccia il resto. Anche Eduardo De Filippo, prima di lui, aveva immortalato il rito e la devozione dietro ogni singola tazzina nel teatro napoletano. Ma prima di uscire per andare al bar, per ogni locale la giornata comincia tra le mura di casa.

 

Evoluzione domestica: dalla Cuccumella alla Moka

E tu, a casa, il caffè come lo preferisci?

La cuccumella, l’antica macchinetta napoletana, è ancora oggi un oggetto di culto e di design. Il suo funzionamento è una lenta danza: si riempie d'acqua il serbatoio senza beccuccio, nel portafiltro si aggiunge il caffè macinato con una granulometria più larga rispetto alla moka. Avvitato il filtro all’interno della parte superiore della macchina (quella col beccuccio), si agganciano entrambe le parti e si mette sul fuoco.

Una volta raggiunta la temperatura di ebollizione, dal piccolo foro del serbatoio inizia a uscire il vapore, è il momento di spegnere il fuoco e compiere il gesto magico di capovolgere la caffettiera per far scendere l'acqua per gravità.

Questa storica abitudine è stata soppiantata negli anni ‘30 dall’invenzione di Alfonso Bialetti.

La famosa moka, con la sua estrazione a pressione, ha offerto praticità, velocità, una maggiore durabilità rispetto all'alluminio leggero delle vecchie cuccume e un gusto più denso, scuro e cremoso. Proprio quel gusto intenso che oggi cerchiamo al bar e che, ultimamente, sta vivendo una piccola rivoluzione anche con l'avvento delle cialde.

 

La nuova onda degli Speciality Coffee a Napoli

Inciampare in un bar a Napoli è facilissimo, ne trovi uno ogni 10 passi.

Si va da quelli storici come il Gran Caffè Gambrinus (membro dei Locali Storici d’Italia), con le sue sale affrescate eleganti e prezzi al tavolo che chiaramente non sono quelli del bar di quartiere; fino ai vivaci Cafè Mexico, famosi per l'iconica tazzina arancione e le miscele Passalacqua (molto carino quello al Vomero).

Negli ultimi tempi, però, ho sentito parlare molto di Speciality Coffee e, sebbene non sia una consumatrice seriale, ho cercato di capirne di più. Come si riconosce una qualità eccellente? Dai chicchi che hanno un colore uniforme e non troppo scuro, dalla superficie asciutta (non devono “sudare” olii), da una tracciabilità ben nota (dettaglio importantissimo) e da una tostatura mai aggressiva.

Quando ho letto il libro “Il caffè in Italia fa schifo” di Andrej Godina, molte delle mie consapevolezze hanno iniziato a vacillare.

Qualcuno dice che a Napoli il caffè piaccia fin troppo “arruscato” (abbrustolito, quasi bruciato per coprire i difetti dei chicchi robusta), io questo non lo so con certezza, quindi lascio decidere a te.

Ecco i bar che ti consiglio di segnare in mappa durante il tuo viaggio, divisi tra innovazione e tradizione.

 

Dove bere un ottimo caffè a Napoli: i miei indirizzi

 

Caffé Diaz e le decorazioni wow del cappuccino

Caffè Diaz ha un posto speciale nel mio cuore.

Questa micro torrefazione in via Tribunali è movimentata fin dalle prime ore del mattino, da turisti e tanti locali.

Prova il caffè, ma soprattutto il cappuccino.

Al banco ti sorprenderanno con dei disegni su schiuma che riprendono unicorni, pesci, coniglietti.

La bravura è indiscutibile, sono sicura che lascerà sorpresi tutti, anche i più piccini (chiedi di sostituire il caffè con il cacao).



Zero Healthy: caffè e una pausa sana

Questo posto, poco distante dalla Galleria Umberto I è perfetto per colazioni dolci o salate che premiano gusto e salute, non a caso fanno a meno di lattosio, zucchero e farinacei.

Ottimo il caffè, il flat white, il cappuccino o l’americano.

Sulla bustina di zucchero leggo “Please don't me use”, seguo il consiglio e non me ne pento mai.

 

Ventimetriquadri, un posto piccolo e gustoso al Vomero

Se passeggi invece per le strade del Vomero allora la sosta è da Ventimetriquadri.

Il nome la dice lunga, un posto tanto piccolo quanto accogliente.

All’interno trovi tre tavolini intimi e subito il bancone dove puoi chiedere quello che vuoi prima di sederti.

Hanno un’ottima selezione di caffè, puoi ordinarlo caldo o freddo e perché no anche all’ora dell’aperitivo. Troverai sempre un’alternativa.

 

Caffè Sansone Micro Torrefazione Artigianale

A Corso Vittorio Emanuele, in una zona trafficata e residenziale, poco distante da scuole e Università c’è il Caffè Sansone.

Le recensioni parlano chiaro, quando inizi a sorseggiarlo capisci che non è il solito caffè. Se vuoi lanciarti in una degustazione più accurata fatti consigliare il blend giusto per te.