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I miei posti preferiti alla Sanità (Napoli)

Scritto da ostrichina | 29/07/26, 10:00

“10 cose da non perdere”, “tutto quello che devi sapere”, “nessuno ti ha detto che”... le liste che vedo sui social sono un concentrato di copia e incolla, foto accattivanti, frasi brevi, quanto basta per nutrire l’algoritmo, e adv che spesso non sono segnalate neanche da un hashtag.

Non facciamo classifiche, qui ti racconto tutti i miei posti preferiti alla Sanità (Napoli), un quartiere che frequento da sempre e in ogni stagione. L'ho vissuto quando era snobbato da turisti e napoletani e continuo ad amarlo ancora oggi perché, nonostante la sua lenta riqualificazione, è autentico e ribelle, ha un animo scugnizzo e un passato nobile, una bellezza decadente (ho iniziato a raccontarla qui) e un’energia vibrante.

 

Il Real Bosco di Capodimonte, il Central Park napoletano

Partiamo dall’alto, dal Real Bosco di Capodimonte, che definisco il Central Park napoletano, non solo per il verde rigoglioso, ma anche perché puoi adottare una panchina (potrei passare ore a leggere tutte le dediche incise).


Oltre agli appartamenti reali e alle collezioni permanenti, da poco (11 giugno 2026) ha riaperto il Museo della Ceramica, mentre in alcuni giorni è tornata la messa nella Chiesa di San Gennaro. 

Il bosco di Capodimonte è sempre una buona idea, se vuoi trascorrere una giornata fingendo di leggere un libro sdraiato sotto un maestoso canforo, andare in bicicletta, portare a zonzo i tuoi amici a quattro zampe e perché no, tentare l’impresa, durante le belle giornate, di sederti a Torre Giardino.

Dico impresa, perché l'ultima volta che ho provato a chiamare nei giorni e negli orari in cui raccolgono le prenotazioni, alla terza volta ho rinunciato, ma ehi, il posto è carino (per la Stufa dei Fiori non occorre prenotazione).

Come si arriva a Capodimonte? Non c’è la metro e l’autobus ANM ti ferma a sette minuti a piedi dalla Porta Grande Bosco, uno degli ingressi di quest'area di ben 134 ettari. Diversamente ti consiglio il taxi, mentre se proprio devi e sei paziente, l'auto.

 

Catacombe di San Gennaro, un tour mistico per raggiungere la Sanità

Ma cosa c’entra Capodimonte con la Sanità?

A 15 minuti a piedi dall’ingresso della Porta Gran Bosco ci sono le Catacombe di San Gennaro, patrono della città dal 472 d.C..

Questo sito archeologico di 5.600 metri quadrati, scavato nel tufo, ti conduce direttamente alla Sanità, in un percorso mistico, davvero suggestivo, fatto di luci e ombre che enfatizzano circa 3.000 sepolture. Trovi quelle più umili scavate a terra, lungo le pareti degli ambulacri o i corridoi periferici, in completa antitesi con affreschi e mosaici destinati alle famiglie più facoltose.

E qui non posso non citare la bellissima poesia scritta da Totò, 'A Livella, che insegna che davanti alla morte siamo tutti uguali.

 

Se visiti Napoli durante i mesi più caldi, le Catacombe di San Gennaro sono una destinazione perfetta. All’interno la temperatura varia tra i 15 e 22 gradi, per questo sul sito ufficiale si raccomanda di indossare sempre un maglioncino e scarpe comode.

L'avventura non finisce qui. 

Sotto il Rione Sanità ci sono nove catacombe e complessi ipogei, di cui solo alcuni sono stati portati alla luce, tra questi San Gennaro, San Gaudioso, San Severo e il più recente ossario delle Fontanelle.

 

La Cooperativa La Paranza, nuove sinergie per i giovani del quartiere 

La Sanità nasce come quartiere residenziale tra la fine del XVI secolo e l'inizio del Seicento e riesce a cambiare l'epilogo poco felice degli ultimi anni grazie a Don Antonio Loffredo e alla Cooperativa La Paranza.

Don Loffredo, dopo un’esperienza come cappellano volontario nel carcere di Poggioreale, è arrivato alla Sanità quando non si sentiva parlare che di sparatorie e di criminalità organizzata.

Non l’ho mai conosciuto né incontrato, ma deve essere, nonostante il ruolo di cui è insignito, un uomo fuori dagli schemi, perché ha riscritto le regole di un quartiere in cui regole non ci sono mai state.

La Cooperativa de La Paranza è stata incoraggiata da Don Loffredo che ha sempre cercato di dare un futuro ai giovani della Sanità. Nel 20026 ha iniziato a coinvolgere sei ragazzi del rione per la gestione di un patrimonio nascosto, quello delle Catacombe di San Gennaro. Nel 2008 la Cooperativa ha vinto il bando ed è iniziata una straordinaria rinascita per tanti ragazzi, ma anche per valorizzare alcuni siti, l’ultimo quello del Cimitero delle Fontanelle.

 

Il Triangolo delle Bermuda del carboidrato, dove mangiare alla Sanità

Lo senti questo languorino? Adesso che siamo alla Sanità è il momento per una pizza e qui si fa sul serio.

C’è la versione fancy di Concettina ai Tre Santi (di recente partecipata da Moncler, frequentata anche da influencer e vip che con la pizza bevono champagne) e quella pop di Isabella de Cham che ho scoperto nel 2018, quando ha aperto, e che sostengo non solo perché è una realtà giovane (Isabella è del 1993) e tutta al femminile.

Dimentica la solita pizza fritta, quella di Isabella è una nuvola, un pallone d’oro ambrato da bucare per scoprire la farcia che non ti aspetti.

La mia preferita? Quella aperta polpo, scarola e Stilton. Fidati, è un twist che spiazza!

Prima di chiedere il conto, ordino sempre la Pastiera, dischi sottilissimi di pasta fritta, passati nello zucchero, e farciti con una crema profumata da pezzetti di agrumi e marmellata.

Ringrazio che questa porzione non sia abbondante, perché vado via sempre con la voglia di tornare.

Se vuoi cedere a un'altra tentazione, proprio accanto a Isabella de Cham trovi la sede storica di Poppella, il re dei fiocchi di neve.

Entra e chiedi senza indugi il fiocco di neve, quello tradizionale, un bocconcino di crema al latte custodito in un morbido pan brioche. A Napoli è famoso tanto quanto sfogliatelle e babà. Tutti bravi a dire "ahhh lo so fare anche io”. Potevate pensarci prima!

 

Il Cimitero delle Fontanelle e il culto delle “capuzzelle”

Sicuramente avrai sentito parlare del Cimitero delle Fontanelle prima ancora di arrivare a Napoli. Da quando ha riaperto, l’afflusso di turisti è copioso al pari di altri luoghi iconici, come il Cristo Velato, il Tesoro di San Gennaro o il Murales di Maradona, ma questo non deve impedirci di ricordare la storia che custodisce.

In questa cava di tufo, trasformata in un ossario, i vivi hanno adottato le capuzzelle (i teschi) in cambio di protezione, prima che Don Vincenzo Scancamarra, preoccupato per il feticismo insito in questo culto, ricorse all'aiuto dell'arcivescovo di Napoli, il cardinale Corrado Ursi.

Grazie a un decreto del Tribunale ecclesiastico del 29 luglio 1969, fu proibito il culto individuale delle capuzzelle, consentendo una messa al mese per le anime del purgatorio e una processione all’interno del Cimitero ogni 2 novembre (giorno di commemorazione dei defunti).

Può sembrare macabro, ma a me ricorda molto la celebrazione della vita e della morte che c’è in Messico, qualcosa che convive e che si tramanda in tante abitudini e modi di dire anche oggi.

 

La “Chiesa Blu” sacro e profano convivono

Per capire come si intrecciano sacro e profano a Napoli, la prossima tappa che ti propongo è la Chiesa Blu, quella di Santa Maria Maddalena ai Cristallini.


Qui non c’è posto per i santi, ma per la gente del quartiere e la lettura di alcune pagine del libro "La chiesa blu = La iglesia azul", dedicato al progetto di recupero, sono una bellissima testimonianza.

La magia è negli sguardi e nei volti della gente della Sanità ritratti, in un'istantanea blu, da artisti come Tono Cruz (spagnolo) Mono Gonzales (cileno) e l’italiana Giuliana Conte.

Sguardi che incroci tre minuti prima al mercato o affacciati alla finestra.

Sono  i ragazzi della Cooperativa Sociale La Sorte a raccontarti tutti i dettagli di queste persone e del progetto.

Napoli come vedi non dimentica nessuno, accoglie tutti, la gente comune e soprattutto gli ultimi. 

La prua di legno di una delle imbarcazioni naufragate, insieme a tante vite, a Lampedusa, nel Mar Mediterraneo, è parte del pulpito e dell’altare grazie al coinvolgimento dei detenuti del carcere di Secondigliano e ai ragazzi del corso di architettura dell'Università Federico II di Napoli.

“Un altare per l'umanità, per tutti coloro che vogliono riflettere, anche se non credenti” ricorda sempre nelle sue interviste Arnoldo Mosca Mondadori, cofondatore della Fondazione Casa dello Spirito e delle Arti, che ha seguito il progetto “Metamorfosi”.

 

Chiesa della Misericordiella, arte e riqualificazione

Gli spazi sacri uniscono senza volerlo sacro e profano, si aprono a nuove riflessioni, prospettive, sperimentazioni artistiche, una cassa di risonanza che richiama alla Sanità sponsor, influencer, stampa e curiosi. Penso per esempio al lavoro di artisti come Jago che ha il suo museo nella Chiesa di Sant'Aspreno ai Crociferi.

Meno fotografata e chiacchierata, ma altrettanto suggestiva, è la visita alla Chiesa di Santa Maria della Misericordiella che fa parte di un complesso più ampio, un antico ospedale che sorge proprio nella zona d’ingresso al Borgo dei Vergini.

La Misericordiella è un piccolo gioiello sottratto all'oblio, grazie all’impegno dell’artista Christian Leperino e dell'Associazione SMMAVE, Centro per l’Arte Contemporanea, che dal 2015 accolgono curiosi e opere d'arte contemporanea, sculture e progetti partecipativi nell’ipogeo e negli spazi annessi.

 

Street Art: da Bosoletti a Tono Cruz, i muri ti parlano

Napoli è una galleria a cielo aperto: se ti appassiona la street art puoi passeggiare ore alla scoperta di nuovi murales.

Alla Sanità , per esempio, trovi il primo che è stato realizzato in Italia su una Chiesa, quella di Santa Maria della Sanità.

É “Resist-ti-amo”, l’opera dell’artista argentino Francisco Bosoletti e rappresenta una storia vera, quella di un uomo e una donna che si abbracciano e si sostengono come in un passo di danza, simbolo di resistenza alla violenza, alle malattie e alle offese. Ma il dialogo di Bosoletti con la città non termina qui, continua a Materdei con Partenope e ai Quartieri Spagnoli con Iside.

 

Sempre in piazza, di fronte alla Chiesa di Santa Maria della Sanità, l’artista spagnolo Tono Cruz ha ritratto i volti dei bambini del quartiere. Ti fissano, ti interrogano e ti ricordano che la Sanità è viva, graffia e non ha nessuna intenzione di farsi addomesticare. Mentre sulla parete di un edificio di Via Arena, poco distante dalla casa natale di Totò, in via Santa Maria Antesaecula, c'è l’inconfondibile scena del film “La Banda degli Onesti” in cui Totò spiega a Peppino che cos’è il capitalismo e lo fa utilizzando, da buon napoletano, una tazza di caffè.

 

 

Ipogeo dei Cristallini, un tesoro nascosto scoperto per caso

Mentre il bucato profuma l’aria con i capi neri che sventolano al sole, gli ingressi monumentali dei palazzi storici si alternano ai bassi dove i vicini sanno persino quanto zucchero metti nello caffè. Trovare qualcosa di inaspettato anche nel cortile di un palazzo non è poi così difficile, se ti va di ascoltare davvero questa città.

Eccoci all’Ipogeo dei Cristallini.

 

Immagina: è il 1889 e il barone Giovanni Di Donato, durante alcuni lavori di scavo nel sottosuolo del palazzo di famiglia ritrova quattro tombe ellenistiche greche dipinte, risalenti a 2300 anni fa.

Degno di un moderno Indiana Jones questo tesoro incredibile diventa privato (la scoperta è antecedente alla legge italiana del 1942 che ha stabilito l'appartenenza allo Stato dei beni archeologici ritrovati nel sottosuolo) e quindi complesso da gestire visti i vincoli della Soprintendenza e i fondi necessari per bonificare l’area.

Grazie alla famiglia Martusciello (erede del barone Di Donato) continuano i lavori di restauro che hanno riportato alla luce meravigliosi bassorilievi e alcune decorazioni intatte, come la testa di Medusa.

 

Dormire in un’opera d’arte (Art Suite Inès) con un giardino segreto

Prima di salutarci, concediamoci un’ultima emozione.

Dimentichiamo gli alberghi storici del lungomare e qualche B&B moderno e anonimo, prenotiamo, se possiamo, una notte all’Art Suite Inès (a partire da 250 euro), la tana del Bianconiglio in cui è bellissimo rotolare per raggiungere un’altra dimensione fatta di calma, arte e connessioni.

 

In questo quartiere, che è il più popolare e popoloso, l’arte visionaria di Annibale Oste, celebre scultore, artista e designer napoletano, si rinnova grazie al lavoro del figlio Vincenzo, artista e designer di gioielli, e a Inès Sellami, moglie e artista tunisina.

I discorsi sull'arte lasciamoli agli addetti ai lavori e soprattutto al racconto che ti riserveranno Vincenzo e Inès.

Sè è vero che le persone rendono i posti speciali, anche i posti contribuiscono ad attrarre e connettere le persone giuste. È un amore elettivo e selettivo e qui si respira un’energia speciale.

Abbracciato da abitazioni popolari, il villino che il bisnonno Annibale Oste fece edificare nel 1947, e che nei primi anni del Novecento era un cinema-teatro all’aperto, ospita il corpo principale dedicato all’attività ricettiva e il laboratorio artigianale.

Ogni cosa è al suo posto senza volerlo, sembra la scena di un film eppure è vita vissuta. Il laboratorio rapisce i più curiosi perché è una fucina in divenire dedicata ai progetti in corso, a forme e strumenti senza tempo.

Tutto quello che apprezzi, che veste, arreda e da personalità agli spazi condivisi, come alle nove suite o alla cantina, sono pezzi d’arte di Annibale Oste. Opere così diverse tra loro ma che riescono a convivere in un’armonia perfetta, ci raccontano storie senza scavalcare le altre.

In questa oasi puoi ricaricare le energie, godere di una deliziosa colazione, servita in un piccolo giardino segreto, se il tempo lo permette, prima di tuffarti di nuovo nella giungla della città.